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Tasse vendita casa, novità nella legge di bilancio 2020

Arrivano novità per le tasse sulla vendita di una casa nella legge di bilancio 2020.

Dopo la cancellazione dell’aumento della cedolare secca sul canone concordato dal 10 al 12,5% e delle imposte ipotecarie e catastali, nella legge di bilancio si nasconde un aumento dell’aliquota per chi vende casa entro cinque anni dall’acquisto/costruzione.

L’articolo 89 della legge di bilancio 2020, dedicato ai rendimenti dei beni (che dovrà essere approvato da Camera e Senato), prevede un incremento dal 20% al 26% dell’aliquota dell’imposta sostituitiva per le plusvalenze realizzate a seguito di cessioni a titolo oneroso di beni immobili acquistati o costruiti da non più di cinque anni. Secondo la legislazione vigente (la legge finanziaria del 2006) l’aliquota è del 20%.

L’applicazione di questo regime sostituitivo è facoltativa e deve essere richiesta al notaio in sede di rogito. Sostituisce la normale tassazione IRPEF che si applica sulla plusvalenza calcolata come differenza tra prezzo di acquisto o costruzione e prezzo finale di vendita.

Legge di bilancio 2020, le misure per la casa

La prima versione della legge di bilancio 2020, approvata dal Consiglio dei Ministri, contiene importanti misure per la casa. Vediamo quali sono le più importanti, dalla proroga dei bonus fiscali all’aumento dell’imposta di registro, passando per il nuovo bonus facciata.
Bonus facciata nel 2020

Tra le misure per la casa previste nella legge di bilancio 2020, c’è, come assoluta novità, il cosiddetto “bonus facciata”, ovvero la detrazione del 90% delle spese sostenute per la ristrutturazione delle facciate degli edifici.

Il bonus facciata è, al momento, previsto per un solo anno e quindi sarà possibile detrarre solo le spese sostenute nel 2020.

Legge di bilancio, proroga detrazioni per la casa.

La legge di bilancio 2020 contiene la tanto annunciata proroga delle detrazioni per la casa. In primis la detrazione del 50% per gli interventi di ristrutturazione, l’ecobonus per la casa dal 50 al 65% per i lavori di riqualificazione energetica degli edifici e il bonus mobili al 50%.

Prevista anche la proroga delle detrazioni per gli interventi di messa in efficienza antisismica (dal 50% all’85%) e il bonus verde che dovrebbe conservare l’aliquota al 36%.

Aumento delle imposte ipotecarie e catastali nella legge di bilancio
Tra le misure per la casa previste dalla legge di bilancio 2020, c’è anche l’aumento delle imposte ipotecarie e catastali che si pagano sulle compravendite immobiliari tra privati. Scendono invece se si compra da una società. In questo modo le due imposte vengono allineate, anche se nella maggior parte dei casi le compravendite avvengono tra privati.

Cedolare secca per il canone concordato

La cedolare secca sugli affitti a canone concordato diventa strutturale, ma dovrebbe diventare più cara. L’aliquota dovrebbe infatti passare dal 10 al 12,5%. Un intervento che non piace molto alle associazioni di settore.

Ancora incerto il destino della cedolare secca per i locali commerciali che, introdotta un anno fa, scade alla fine di quest’anno.

Qual è la differenza tra donazione diretta e indiretta di un immobile?

La donazione di un immobile è un contratto con cui un soggetto, il cosiddetto donante, in forma gratuita cede la proprietà, o altri diritti reali (come l’usufrutto, l’uso o il diritto di abitazione) a un altro soggetto (il donatario). Esistono due tipi di donazione: la donazione diretta e quella indiretta, vediamo qual è la differenza.
Come spiega il notaio Valentina Rubertelli, consigliere nazionale del Notariato, “la donazione diretta di un immobile, o di un bene qualsivoglia, è quell’atto formale ricevuto dal notaio in forma pubblica alla presenza di due testimoni con cui un soggetto cosiddetto donante si priva della proprietà di un bene e lo trasferisce a un altro soggetto, il donatario, senza percepire alcun corrispettivo”.

“In questo caso se il trasferimento è stato fatto con l’animus donandi, ovvero con l’intento di beneficiare l’altro soggetto, si parla di donazione diretta”.

La donazione diretta di un immobile presuppone quindi due condizioni fondamentali: che sia effettuata attraverso un notaio, quindi con atto pubblico; alla presenza di due testimoni. Il notaio incaricato di redigere l’atto deve compiere alcune verifiche preliminari, come le visure catastali ed ipotecarie e, dopo, la stipula dell’atto, è tenuto a provvedere alla trascrizione e alla registrazione del contratto.

Vantaggi e svantaggi della donazione immobiliare
La donazione diretta effettuata attraverso il notaio presenta vantaggi perché: l’atto del notaio assicura la validità dell’atto; il donante non è responsabile per eventuale vizi dell’immobile o in caso di rivendicazione da parte di altri soggetti; ci sono vantaggi di natura familiare in caso di donazione tra familiari diretti e nel caso in cui non si superi determinati soglie di valore.

Per quanto riguarda gli svantaggi di una donazione diretta, dobbiamo ricordare la necessità di sostenere i costi notarili, gli obblighi alimentari nei confronti del donante qualora versi in stato di bisogno, e la difficoltà a rivendere l’immobile per la possibilità della cosiddetta azione di riduzione da parte degli eredi legittimi del donante.

Donazione indiretta di un immobile
La donazione indiretta di un immobile ha lo stesso obiettivo della donazione diretta: il passaggio di un bene dal donante al donatario. L’obiettivo si realizza però in maniera indiretta, con l’aquisto da parte del donante dell’immobile che poi viene direttamente intestato al donatario.

Le caratteristiche di una donazione indiretta sono essenzialmente due: non è necessario l’atto pubblico notarile, che può avvenire con accordo verbale; c’è un solo passaggio di proprietà e non due.

QUANTO COSTA COMPRARE UNA CASA PIÙ GRANDE NELLA STESSA ZONA DELLA CITTÀ?

Chi cambia casa, spesso tende a rimanere nella stessa zona della città. Diventa quindi importante esaminare le variazioni di prezzo all’interno di un solo quartiere o di una sola area, invece che tra i diversi centri urbani. Un’analisi di questo tipo è stata condotta da Corriere Economia partendo dagli ultimi dati sui costi degli immobili forniti da Tecnocasa. Il risultato? A Milano, se si vuole abbandonare il proprio trilocale da 55 metri quadri, magari in cattivo stato, per acquistarne uno di 30 metri quadri più ampio e in condizioni migliori, si dovrà mettere in conto una rata del mutuo di circa 900 euro al mese. A Roma servono 760 euro al mese, a Napoli 626 euro: cifre inferiori rispetto a quanto bisognerebbe sborsare per prenderlo in affitto.

Come si calcola
L’analisi parte da uno scenario tipo: una persona decide di cambiare abitazione e accende un mutuo a 20 anni a tasso fisso per coprire la differenza di costi tra il vecchio e il nuovo immobile. Dovrà quindi finanziare solo la transazione e non eventuali ristrutturazioni o modifiche.

Cambiare casa a Milano e Roma
Com’è facile immaginare, in entrambe le città i prezzi più alti si registrano nei centri storici: tra Cordusio e San Babila per Milano e tra il Colosseo e Piazza del Popolo per Roma. Nel primo caso, per cambiare casa è necessario quasi mezzo milione di euro, nel secondo si scende a una cifra compresa tra i 200 mila e i 300 mila euro. Spiccano però due eccezioni: nel quartiere Isola, una delle aree più alla moda del capoluogo lombardo, si più arrivare fino a 281 mila euro se ci si trasferisce da una casa dalle origini popolari e mai stata ristrutturata a una più moderna; nella Capitale si può spendere leggermente meno se si sceglie come zona piazza di Spagna e via del Babuino, probabilmente perché le condizioni degli edifici non sono ottimali e si mettono già in conto anche i lavori di efficientamento.

Nelle altre città
Spostarsi da un’abitazione all’altra nelle zone centrali delle principali città italiane richiede in media tra i 1200 e i 1600 euro al mese. Un po’ meno cara sembra essere Napoli, dove cifre di questo tipo si raggiungono solo nelle aree di Chiaia, Monteoliveto e Posillipo. A Torino, invece, passare da un trilocale di 55 metri quadri a uno di 85 costa circa ai 580 euro al mese, ma prezzi più alti si registrano nei quartieri ai piedi della collina.

Chi cambia casa?
Secondo una ricerca promossa da Immobiliare.it, Aspesi e Intesa Sanpaolo, il 43% delle ricerche è finalizzata alla sostituzione della casa di proprietà e a Milano supera addirittura quella di primo acquisto. Si tratta soprattutto di famiglie giovani, che puntano direttamente al trilocale pesando a un futuro con i figli, anche se nella città meneghina l’elevato costo delle abitazioni rende questa scelta più ponderata. Allo stesso tempo, i genitori senza più figli a carico spesso scelgono di trasferirsi in immobili più piccoli. Rimane infine il problema dei redditi bassi e del lavoro precario per gli under 35: nel totale delle vendite, la loro quota non raggiunge il 28%.

Mercato immobiliare 2019, tutti i trend secondo Nomisma

Contesto economico fragile, ma il mercato immobiliare può farcela. È ciò che emerge dall’Osservatorio Immobiliare 2019 di Nomisma.

A consuntivo 2018 il mercato immobiliare italiano ha fatto registrare 691 mila compravendite e la componente abitativa incide per l’84% del totale (dati del Consiglio Nazionale del Notariato).

Gli italiani e la casa, si compra soprattutto per abitare
Ad acquistare un immobile residenziale sono prima di tutto soggetti nella fascia d’età compresa tra i 18 e 35 anni (29,4% del totale). Nel 2018, su 572.732 abitazioni compravendute è stata chiesta l’agevolazione per la prima casa per 367.209 immobili. Un dato che conferma il trend secondo cui in Italia ben oltre la metà delle abitazioni viene acquistata per essere destinata ad abitazione principale.

La tendenza espansiva del mercato residenziale, in atto dal 2014, si conferma anche nei primi tre mesi del 2019 con una variazione tendenziale delle quantità scambiate pari al +8,8%, leggermente inferiore a quella registrata nel trimestre precedente (+9,3%). A trainare la crescita sono stati principalmente i comuni capoluogo del Nord-Est Italia. Analizzando i tagli dimensionali delle abitazioni interessate dalla vendita, si evince come le soluzioni di piccole dimensioni (al di sotto degli 85 metri quadrati, con un’accentuazione maggiore per quelli inferiori ai 50 mq) siano quelle ad aver fatto registrare il maggiore dinamismo. Si tratta di soluzioni che rispondono ad un nuovo modello di famiglia legato alla mobilità professionale e al frazionamento dei nuclei.

Mercato immobiliare a Milano e Roma
Considerando il numero di compravendite residenziali relative alle otto principali città italiane si evincono dinamiche differenti: i due mercati dimensionalmente più significativi, Roma e Milano, hanno incrementato i volumi di compravendita in modo rilevante (tasso superiore all’11%); Bologna e Genova hanno avuto i tassi di espansione più elevati (+15,2% e +12,9%); per quanto riguarda le altre quattro città analizzate, Torino e Palermo presentano variazioni più contenute (entrambe +2%) mentre in due casi – Firenze e Napoli – il segno è negativo (-5,2% e -1,3%).

Prezzi degli immobili sempre vantaggiosi
Sul fronte dei prezzi, a partire dal 2007 i valori si sono mantenuti in territorio negativo, con il punto di massima intensità della flessione toccato nel 2013. Da quella data si è assistito ad una contrazione progressiva dei tassi di variazione dei prezzi fino ad arrivare al primo semestre dell’anno in corso quando la variazione semestrale è risultata essere positiva per la prima volta (+0,2%). Si mantiene invece negativa, anche se di intensità minore rispetto allo scorso semestre, la variazione dei prezzi di negozi (-0,3%) e uffici (-0,5%). Analoga tendenza sul fronte dei canoni di locazione, con variazioni semestrali positive nel segmento abitativo (+0,3%) ed una accentuazione positiva nel non residenziale con invarianza dei canoni per uffici e negozi (-0,1% sul semestre).

Tempi di vendita delle abitazioni
Considerando i tempi medi di vendita delle abitazioni, ci sono mercati che presentano tempi di assorbimento piuttosto dilatati, in particolare quelli di Catania, Roma e Venezia Terraferma, mentre sono Milano, Napoli e Venezia Laguna le città che mediamente hanno tempi di assorbimento meno dilatati. In media, nei primi sei mesi del 2019 per vendere e affittare un immobile residenziale sono stati necessari rispettivamente 6,2 e 2,9 mesi. Nel segmento della locazione sono Bologna e Milano a vantare i tempi più contenuti per arrivare alla definizione contrattuale (1,8 mesi).

Previsioni per il mercato immobiliare 2019
Seppure in un contesto meno favorevole, il settore immobiliare sembra mantenere intatta la vigoria dimostrata negli ultimi anni. Per Nomisma, il rischio di un nuovo ripiegamento non può dirsi del tutto scongiurato, soprattutto se la prospettiva economica del prossimo biennio dovesse confermarsi debole come paventato. In tale quadro, il contenimento delle tensioni finanziarie rappresenta un elemento imprescindibile per il ripristino di un clima di fiducia idoneo a favorire investimenti nel settore immobiliare, evitando implicazioni sistemiche che avrebbero come effetto un nuovo inaridimento del canale creditizio e la conseguente penalizzazione del massiccio fabbisogno dipendente da esso.

Agevolazioni prima casa, è sufficiente l’intestazione delle utenze?

Le utenze sono sufficienti a dimostrare che un immobile è utilizzato come abitazione principale e che il proprietario ha quindi diritto a usufruire, tra le altre, anche delle agevolazioni delle imposte sugli immobili. A spiegarcelo sono i nostri collaboratori di condominioweb

Articolo scritto dall’avv Maurizio Tarantino di condominioweb

Meglio nota con l’acronimo ICI, l’imposta comunale sugli immobili è stata un tributo comunale che aveva come presupposto impositivo la proprietà di fabbricati e terreni agricoli ed edificabili situati nei confini della Repubblica Italiana. L’ICI ha sostituito l’INVIM (imposta sull’incremento di valore degli immobili) ed è stata sostituita nel 2012 dall’Imposta municipale unica (IMU).

La vicenda. Tizia aveva impugnato l’avviso di accertamento dell’imposta comunale sugli immobili (ICI), per l’anno 2004, contestando, tra l’altro, il mancato riconoscimento, nella determinazione dell’importo dovuto, dell’agevolazione prevista per l’abitazione principale della contribuente, e quella per le unità immobiliari concesse in uso gratuito ai propri figli.

La Commissione Tributaria Provinciale di Roma ha accolto il ricorso della contribuente, e la decisione è stata riformata dalla Commissione Tributaria Regionale del Lazio che, con la qui impugnata sentenza, ha accolto l’appello di Roma Capitale, già Comune di Roma.

Il Giudice di appello, in particolare, ha rilevato, quanto alla prima questione, che la mancata applicazione dell’aliquota agevolata per gli immobili della contribuente dipendeva dal fatto che si trattava di unità immobiliari catastalmente distinte, per le quali sarebbe stata necessaria una richiesta all’Agenzia del Territorio di fusione catastale delle stesse; quanto alla seconda, che la mancata applicazione dell’aliquota agevolata per gli immobili concessi in uso gratuito ai figli della contribuente dipendeva dal fatto che difettava l’invio della prevista comunicazione con modello predisposto dal Comune, in quanto non poteva considerarsi ad essa equipollente la comunicazione a mezzo fax inviata dalla contribuente. Avverso la pronuncia, la contribuente ha proposto ricorso per cassazione.

Il ragionamento della Cassazione. A parere della Suprema Corte, le conclusioni espresse dal giudice d’appello non tenevano conto delle prove acquisite, in ordine all’utilizzazione, da parte della contribuente e dei suoi figli, come abitazione principale, delle unità immobiliare facenti parte della palazzina, nonché delprincipio secondo cui “il concetto di abitazione principale è fattuale e prescinde dall’elemento volontario proprio del domicilio” (Cass. n. 14389/2010).

Inoltre, a parere degli ermellini, non era corretto dare rilievo unicamente alla non coincidenza tra “dimora abituale” e “residenza anagrafica”, che neppure è corretto affermare che “il concetto di abitazione principale è attribuibile esclusivamente alla residenza anagrafica” e che gli accertamenti anagrafici espletati dal Comune erano di ostacolo alla dimostrazione dell’utilizzo continuativo dell’abitazione quale dimora principale.

Su tali aspetti, secondo la cassazione, la sentenza della CTR attribuisce erroneamente rilievo dirimente alla circostanza che la comunicazione, con allegate dichiarazioni sostitutive di atto notorio, pacificamente inviata dalla contribuente all’ente impostore a mezzo fax, sarebbe priva di rilievo giuridico, prevedendo il Regolamento apposita comunicazione, su modello predisposto dal Comune, per l’applicazione di aliquote ridotte e delle ulteriori detrazioni.

Difatti, in proposito, la contribuente ha inteso fornire la dimostrazione della ricorrenza dei requisiti richiesti per il sorgere del diritto alla particolare “detrazione” cui si riferisce la pretesa fiscale dedotta in giudizio, attraverso la produzione di documenti, quali le bollette delle utenze relative alla rete idrica, elettrica e del gas, in quanto direttamente riferibili ai soggetti interessati, e poiché la normativa non prevede alcuna limitazione circa la prova dell’utilizzo del bene che incombe sul contribuente, non essendo la stessa in alcun modo tipizzata, tale prova può essere offerta, contrariamente a quanto sembra ritenere il giudice di merito, con qualsiasi mezzo all’uopo idoneo, secondo le regole generali.

Quanto, poi, alla possibilità di applicazione dell’agevolazione per più di una unità immobiliare, la la CTR ha erroneamente applicato all’ICI la diversa regola che vale, invece, per l’IMU, in forza dell’art. 13, comma 2, d.l. 201 del 2011, per cui è sufficiente richiamare il principio, affermato da questa Corte, secondo cui, “in tema di imposta comunale sugli immobili (ICI), il contemporaneo utilizzo di più unità catastali non costituisce ostacolo all’applicazione, per tutte, dell’aliquota agevolata prevista per l’abitazione principale (agevolazione trasformatasi in totale esenzione, ex art. 1, d.l. 27 maggio 2008, n. 93, a decorrere dal 2008), sempre che il derivato complesso abitativo utilizzato non trascenda la categoria catastale delle unità che lo compongono, assumendo rilievo a tal fine non il numero delle unità catastali, ma l’effettiva utilizzazione ad abitazione principale dell’Immobile complessivamente considerato, ferma restando la spettanza della detrazione prevista dal comma 2 dell’art. 8 d.lgs n. 504 del 1992 una sola volta per tutte le unità.” (Cass. n. 25902/2008; n. 25729/2009; n. 3393/2010; n. 15198/2014).

In conclusione, alla luce di tutto quanto innanzi esposto, la Cassazione ha accolto il ricorso e, per l’effetto, ha cassato la pronuncia con rinvio.

Decreto crescita 2019, novità per l’immobiliare

Dalle imposte sulla casa agli affitti brevi, il dl crescita che ha avuto il via libera dalla Camera contiene importanti misure per il real estate. Vediamo quali sono le principali novità del decreto fiscale 2019 per l’immobiliare e non solo

Conferma opzione della cedolare secca –
Cancellata la norma che prevede sanzioni per chi dimentica di confermare l’opzione per la cedolare secca sugli affitti al momento della proroga del contratto.

Codice identificativo affitti brevi
Ogni struttura destinata alla locazione breve dovrà avere un codice identificativo che dovrà essere usata per “ogni comunicazione inerente all’offerta e alla promozione dei servizi all’utenza”. Lo stesso codice dovrà essere usato anche dai gestori di portali internet e dagli agenti immobiliari. Sanzioni da 500 a 5mila euro per chi non si adegua.

Comunicazione dati inquilini alle Entrate
I dati sugli inquilini degli affitti brevi comunicati dai locatori alla Polizia di Stato verranno a sua volta comunicati (in forma anonima e aggregata per struttura) all’Agenzia delle Entrate per verificare il pagamento delle imposte.

Imposte canoni non riscossi
Per i contratti stipulati a partire dal 1º gennaio 2020 il decreto crescita prevede la possibilità di non versare le imposte sui canoni non riscossi se la mancata percezione sia provata da “intimazione di sfratto per morosità o ingiunzione di pagamento”.

Scadenza dichiarazione IMU
La scadenza per la dichiarazione IMU ora fissata per il 30 giugno viene spostata al 31 dicembre dell’anno successivo a quello cui si riferiscono i dati da comunicare.

Dichiarazione IMU canone concordato e comodato d’uso
Viene eliminato l’obbligo di dichiarazione IMU per le case concesse in comodato d’uso (rimane l’obbligo di registrazione alle Entrate). Eliminato anche l’obbligo per le case affittate a canone concordato. In questo ultimo caso viene anche elimato l’obbligo di “qualsiasi altro onere di dichiarazione e comunicazione” voluto dai Comuni. Rimane invece l’obbligo di “bollinatura” per i contratti stipulati senza l’assistenza delle associazioni di categoria.

IMU fabbricati rurali strumentali
L’IMU sugli immobili strumentali diventa deducibile dal reddito d’impresa a partire dal 2023. Fino ad allora crescerà la percentuale di deduzione: 50% per l’IMU 2019, 60% per il 2020 e 2021 e 70% nel 2022.

Ecobonus scontato in fattura
Il contribuente che effettua lavori di efficientamento energetico del proprio edificio o di riduzione del rischio sismico ha la possibilità di ricevere invece della detrazione un contributo anticipato dal fornitore che ha effettuato l’intervento, sotto forma di sconto sul corrispetivo spettante. Il fornitore può recuperare il contributo sotto forma di credito d’imposta o può cedere a sua volta il credito ai propri fornitori di beni e servizi.

CEDOLARE SECCA: DAL 2019 ESTESA ALL’AFFITTO DI IMMOBILI COMMERCIALI

Il regime fiscale agevolato con aliquota del 21% non sarà più limitato alle sole locazioni di natura abitativa. Si tratta di una delle novità introdotte dall’ultima Legge di Bilancio, che ha previsto l’estensione della cedolare secca anche ad alcune tipologie di immobili commerciali.

A chi si applica il regime alternativo
Sono confermate le limitazioni a cui tale agevolazione fiscale è vincolata. Esaminiamole nel dettaglio:

Oltre ai fabbricati accatastati nella categoria A (le abitazioni), possono usufruire della cedolare secca solo gli immobili C/1, quindi i negozi e le botteghe. Restano escluse le categorie C/2 (i magazzini) e C/3 (i laboratori per arti e mestieri).
La superficie dell’immobile non può essere superiore a 600 mq, pertinenze escluse.
Sono ammesse alla tassazione sostitutiva anche le relative pertinenze, purché locate congiuntamente all’immobile principale.
Il contratto di locazione deve essere stipulato nel 2019. Ma attenzione: non saranno ritenuti validi i contratti stipulati nell’anno 2019, qualora al 15 ottobre 2018 risulti già in essere un contratto non scaduto tra i medesimi soggetti e per lo stesso immobile, interrotto anticipatamente rispetto alla scadenza naturale.
La locazione non dev’essere stipulata “nell’esercizio di un’attività di impresa, o di arti e professioni”. Che cosa significa? Come per l’affitto di un immobile adibito a residenza, l’opzione della cedolare secca è ammessa solo fra privati. Società semplici, imprenditori e lavoratori autonomi sono dunque esclusi dall’ambito applicativo.
Gli indubbi vantaggi fiscali sono, infine, soggetti a limitazioni: nel periodo in cui ha effetto l’opzione per la cedolare secca l’importo del canone di locazione non può essere modificato, nemmeno sulla base degli aggiornamenti Istat. Inoltre, determinate detrazioni (spese mediche, mutui, istruzione) non possono più essere godute o comunque solo in parte.

Previsioni mercato immobiliare 2019, Nomisma: la completa ripresa è ancora lontana

Crescita del numero di compravendite, lieve aumento dell’importo complessivo dei mutui erogati e stabilità dei prezzi. È questa l’istantanea che emerge dall’anticipazione del rapporto Nomisma sulle previsioni del mercato immobiliare per 2019 e 2020.

La ripresa, quindi, sembra ancora lontana dal completarsi nel breve periodo. Come ha spiegato l’amministratore delegato di Nomisma Luca Dondi: “La tendenza resta immutata, continuerà la lenta ripresa che va avanti dai minimi del 2013, quando si toccò il peggior dato a quota 389.696 compravendite”.

La previsione di Nomisma, riguardo le compravendite per il 2019, prevede di raggiungere quota 586.412, contro le 566.057 che erano state stimate per il 2018. Ma il dato, sempre secondo le anticipazioni del report, dovrebbe crescere ulteriormente nel 2020, quando si dovrebbe toccare quota 594.694 unità.

L’aumento delle compravendite è legato a doppia mandata alla crescita complessiva del numero dei mutui erogati. Una tendenza destinata a proseguire, secondo Dondi, per il quale si passerà “dagli attuali 48,454 miliardi di euro ai 49,523 del 2019 per poi calare lievemente a 49.450 nel 2020”.

Tendenza invariata anche per quanto concerne l’andamento dei prezzi. Il centro delle grandi città, Milano in testa, sottolinea l’Ad di Nomisma “continua a generare interesse ma i prezzi sono già abbastanza elevati”. Al contrario, “nelle aree di minor pregio e nei centri meno sviluppati i prezzi invece non potranno che essere in tensione a causa della scarsa domanda”.

Casa pignorata e messa all’asta, ecco come salvarla

Accordo, sospensione e riacquisto dell’immobile. Sono queste le tre strade da percorrere per salvare la casa pignorata e messa all’asta.

Come salvare la casa dal pignoramento, l’accordo
L’accordo con i creditori, anche quando la procedura è stata avviata, permettere di bloccare l’asta e salvare la casa pignorata. Non ci sono vincoli. Le parti sono libere di formalizzare gli impegni assunti in un documento scritto, il contratto di transazione, che pone fine alla lite tramite la parziale rinuncia alle reciproche pretese.

Di solito, si parla di saldo e stralcio (il debitore può pagare solo una parte del proprio debito, purché in una o al massimo tre rate) e di dilazione (il debitore può spalmare il proprio debito in più rate).

E’ in genere il debitore a formalizzare l’offerta di transazione per il tramite del suo avvocato o personalmente. Il creditore non è tenuto a rispondere. E, salvo diversi accordi, l’avvio di una trattativa non implica la sospensione della procedura. Nel caso in cui l’accordo si concretizzi, le parti firmano il contratto di transazione e al pagamento consegue l’abbandono della procedura esecutiva da parte del creditore.

Come salvare la casa dal pignoramento, la sospensione
Quando la casa viene pignorata va all’asta. Dopo ogni tentativo di vendita andato deserto il giudice può disporre una riduzione della base d’asta del 25%. Il codice di procedura civile stabilisce poi che quando più aste vanno deserte e il prezzo si abbassa tanto da non consentire la soddisfazione dei creditori, il giudice dispone la chiusura anticipata dell’esecuzione forzata. Di solito, affinché i giudici consentano la liberazione dell’immobile, è necessario scendere ad almeno un terzo del valore della casa rispetto alla perizia eseguita dal consulente.

Bisogna però ricordare che il decreto banche del 2016 ha introdotto un tetto massimo alle vendite giudiziarie: quattro, con la possibilità di decurtare fino a metà il prezzo di vendita. Dopo il tesso massimo stabilito, se la vendita all’asta non ha avuto successo, il pignoramento immobiliare si estingue.

Come salvare la casa dal pignoramento, il riacquisto
Il proprietario della casa pignorata non può presentare offerte di acquisto del proprio bene, ma il coniuge, i figli, i parenti più o meno prossimi o i conoscenti del soggetto esecutato possono presentare offerte di acquisto della casa pignorata, purché non risulti che essi agiscono per conto del debitore e nel suo stesso interesse.