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Bonus casa 2020, quali sono le novità

Per il 2020 sono stati prorogati alcuni importanti bonus casa: dal beneficio per le ristrutturazioni, a quello per gli interventi di risparmio energetico. Arriva poi la nuova detrazione relativa agli interventi edilizi finalizzati al recupero o restauro della facciata degli edifici. Vediamo quali sono le novità introdotte con la manovra economica.
Bonus ristrutturazioni 2020

Il bonus ristrutturazioni è stato prorogato fino al 31 dicembre del 2020. Il beneficio per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio consiste nella detrazione del 50% delle spese sostenute, con un limite massimo di 96.000 euro per ciascuna unità immobiliare.

Possono usufruire della detrazione tutti i contribuenti assoggettati all’imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef), residenti o meno nel territorio dello Stato.

L’agevolazione spetta non soltanto ai proprietari degli immobili, ma anche ai titolari di diritti reali/personali di godimento sugli immobili oggetto degli interventi e che ne sostengono le relative spese:

proprietari o nudi proprietari;
titolari di un diritto reale di godimento (usufrutto, uso, abitazione o superficie);
locatari o comodatari;
soci di cooperative divise e indivise;
imprenditori individuali, per gli immobili non rientranti fra i beni strumentali o merce;
soggetti indicati nell’articolo 5 del Tuir, che producono redditi in forma associata (società semplici, in nome collettivo, in accomandita semplice e soggetti a questi equiparati, imprese familiari), alle stesse condizioni previste per gli imprenditori individuali.

Hanno diritto alla detrazione, inoltre, purché sostengano le spese e siano intestatari di bonifici e fatture:

il familiare convivente del possessore o detentore dell’immobile oggetto dell’intervento (il coniuge, i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo grado);
il coniuge separato assegnatario dell’immobile intestato all’altro coniuge;
il componente dell’unione civile (la legge n.76/2016, per garantire la tutela dei diritti derivanti dalle unioni civili tra persone dello stesso sesso, equipara al vincolo giuridico derivante dal matrimonio quello prodotto dalle unioni civili);
il convivente more uxorio, non proprietario dell’immobile oggetto degli interventi né titolare di un contratto di comodato, per le spese sostenute a partire dal 1° gennaio 2016.

Ecobonus 2020

L’ecobonus è stato prorogato fino al 31 dicembre del 2020. Il beneficio consiste nelle detrazioni per gli interventi di risparmio energetico con aliquote diverse a seconda della tipologia di lavori effettuati.

La detrazione del 50% è prevista per questa tipologia di interventi:

schermatura solare;
caldaie a biomassa;
interventi relativi alla sostituzione di finestre e infissi;
caldaie a condensazione (se in classe A; la detrazione sale al 65% se sono dotate di sistemi di termoregolazione evoluti appartenenti alle classi V, VI o VII).

La detrazione del 65% è prevista per questa tipologia di interventi:

coibentazione dell’involucro opaco;
pompe di calore;
sistemi di building automation;
collettori solari per produzione di acqua calda;
scalda acqua a pompa di calore;
generatori ibridi.

La detrazione del 70 o 75% è prevista per gli interventi di tipo condominiale, per le spese sostenute dal 1º gennaio 2017 al 31 dicembre 2021 con un limite di spesa di 40mila euro moltiplicato per il numero di unità immobiliari che compongono l’edificio. La detrazione sale all’80% nel caso di interventi di risparmio energetico eseguiti sugli edifici che implicano anche una riduzione del rischio sismico.
Bonus mobili 2020

Il bonus mobili ed elettrodomestici è stato prorogato fino al 31 dicembre del 2020. Il beneficio consiste nella detrazione del 50% per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici in classe A+ (A per i forni).

Gli acquisti devono essere finalizzati ad arredare un immobile oggetto di lavori di ristrutturazione. Di conseguenza, per ottenere l’agevolazione è indispensabile realizzare una ristrutturazione edilizia (e usufruire della relativa detrazione), sia su singole unità immobiliari residenziali sia su parti comuni di edifici, sempre residenziali.

Per ottenere la detrazione bisogna indicare le spese sostenute nella dichiarazione dei redditi (modello 730 o modello Redditi persone fisiche).
Bonus verde 2020

Il bonus verde è stato prorogato con il Milleproroghe. Il beneficio consiste nella detrazione fiscale del 36% per le spese sostenute per i lavori di sistemazione a verde degli edifici esistenti, comprese coperture e giardini pensili.
Bonus facciate 2020

Il bonus facciate è stato invece introdotto dalla legge di Bilancio 2020. Il beneficio consiste in una detrazione fiscale per le spese documentate, sostenute nell’anno 2020, relative agli interventi edilizi, ivi inclusi quelli di manutenzione ordinaria, finalizzati al recupero o restauro della facciata degli edifici.

Mutui, è ancora il momento giusto per comprare casa

Mutui surroga, impazza il tasso fisso.
L’elemento di spicco dell’ultimo Osservatorio sui mutui di MutuiOnline.it è senz’altro il ritorno alla surroga. Un fatto spinto soprattutto dall’andamento dei tassi di interesse che spinge chi ha già un mutuo in essere, anche acceso da poco a tassi già vantaggiosi, a tentare di migliorarlo ulteriormente sfruttando il momento.
In media, a ottobre il tasso variabile si colloca allo 0,85% (0,86% a settembre), mentre recupera leggermente il tasso medio fisso dopo i minimi raggiunti sulla fine dell’estate e si stabilisce all’1,34% (era 1,27% a settembre). Questi i valori medi di mercato, ma i minimi sono ben più bassi, come lo 0,34% e lo 0,80% per un mutuo ventennale, rispettivamente a tasso variabile e fisso.
“Il fenomeno delle surroghe torna dopo un periodo di stallo dovuto al fatto che la possibilità di surrogare mutui di più lunga data sembrava ormai fisiologicamente estinta, – nota Roberto Anedda. – Al momento tuttavia i tassi di interesse sono particolarmente vantaggiosi, in particolare per quanto riguarda i tassi fissi, per cui chi chiede di surrogare il mutuo (quante richieste vengano poi accolte è un’altra cosa), anche se lo ha acceso da poco, lo fa con l’intento di approfittare prima possibile delle nuove condizioni”.
Nel periodo considerato oltre 7 richieste di mutui su 10 sono per surroga (70,8%, quando a inizio anno era il 38,3%), mentre dalla parte delle erogazioni si tratta della metà dei finanziamenti concessi (51,7% contro il 41,1% del primo trimestre).
“I nuovi minimi dei tassi, – aggiunge Anedda, – hanno esteso la possibilità di surroga anche a chi, fino a pochi mesi fa, godeva già di un mutuo a tasso contenuto e a coloro che finora avevano giustamente tenuto il mutuo originario a tasso variabile. Il differenziale tra tassi fissi e variabili, ormai ridotto a pochi decimi di punto, fa diventare il tasso fisso una vera e propria garanzia di mutuo a basso costo per la sua intera durata residua, per quanto lunga essa possa essere. In molti casi si tratta di persone alla loro seconda se non terza surroga. D’altronde la surroga è un’operazione completamente gratuita per legge, perché nessun costo è previsto per l’estinzione anticipata del mutuo presso la vecchia banca, per il trasferimento e persino per il notaio, incombenze tutte a carico della nuova banca”.
I mutui si cercano quindi prevalentemente a tasso fisso: oltre 9 su dieci lo sono (il 93,1% secondo l’Osservatorio) grazie anche allo scarso differenziale con i tassi variabili soprattutto sulle durate medie.
Mutui, è il momento giusto
“Il momento è favorevole e lo sarà ancora a lungo, – pronostica Anedda. – Oltre ai tassi in ribasso abbiamo infatti livelli di prezzi immobiliari che invogliano all’acquisto e lo rendono molto più accessibile che in passato. D’altro canto anche da parte delle banche si riscontra una buona disponibilità ad erogare i finanziamenti”.
Da cosa ha origine questa disponibilità degli istituti di credito, in un momento in cui l’economia non sembra particolarmente brillante? “Innanzitutto il costo opportunità di concedere credito rispetto a mantenere il denaro immobile è sempre molto basso a causa dei tassi di deposito Bce che sono stati molto ridotti, rendendo così per le banche meno svantaggioso concedere prestiti, – spiega Anedda. – Inoltre il mutuo casa, per le banche italiane, è da sempre uno dei crediti meno rischiosi: non si vede quindi alcun motivo reale per stringere i cordoni della borsa, anche perché il rapporto tra prezzi immobiliari e importi presi in prestito è tale da rendere sempre meno probabile una sofferenza nei pagamenti da parte dei mutuatari. Crediamo quindi che la disponibilità delle banche proseguirà anche per i prossimi mesi”.
Nessuna fretta quindi per chi desideri stipulare un mutuo? “Se si vuole chiedere un nuovo mutuo o una surroga non c’è fretta, – risponde Anedda, – nel senso che i tassi resteranno bassi presumibilmente anche nei primi mesi del prossimo anno. Si può forse prevedere un aumento fin sopra il punto percentuale, ma si tratta comunque di livelli di molto inferiori a quelli di alcuni anni fa. Se fretta bisogna avere, più che altro, è per iniziare quanto prima ad approfittare delle condizioni favorevoli, soprattutto per le lunghe durate, che permettono di congelare per più tempo l’attuale livello dei tassi”.
Mutui, importi chiesti ed erogati in rialzo
Secondo i dati dell’Osservatorio, la durata più gettonata è di 20 anni sia per quanto riguarda le richieste che le erogazioni (rispettivamente il 35,5 e il 37,1% del campione). Si approfitta del momento fortunato anche per chiedere somme più alte: 143.524 euro l’importo medio richiesto in questa ultima parte dell’anno, contro i 130.363 euro del primo trimestre. Lato erogazioni, il record è ancora più rimarcato e segna quota 140.101 euro (era 127.432 euro nel primo trimestre dell’anno). Quanto al Loan to value, buona parte degli italiani richiedono principalmente dal 70 all’80% del valore dell’acquisto (28,2%) e anche gli istituti di credito finanziano prevalentemente la stessa percentuale, e nella stessa misura (28,1%).

Sui mutui più giovani c’è un passaggio di tasso da variabile a fisso o una rottamazione

Tra i dati dell’ultimo Barometro Crif spunta la nuova impennata surroghe. Un trend in via di consolidamento, spiega il direttore marketing di Crif Maurizio Liuti.

Ad Ottobre, secondo l’ultimo Barometro, si è registrata una vera e propria impennata delle richieste di nuovi mutui e surroghe da parte delle famiglie italiane (dati basati su vere e proprie istruttorie formali contribuite sul Sistema di Informazioni Creditizie gestito da CRIF), con un +18,4% rispetto allo stesso mese del 2018.

“Il dato sull’aumento delle surroghe è dedotto dal numero di contratti di mutuo che vengono chiusi in anticipo rispetto alla scadenza e riaperti dagli stessi contraenti nell’arco di tre mesi, – spiega Maurizio Liuti, direttore marketing di Crif. – Quindi, pur non rilevando direttamente le surroghe, capiamo qualcosa da questo tipo di dinamica. Quel che accade è quindi che negli ultimi mesi si è verificato un recupero di questo fenomeno, spinto anche dal costo del denaro e da tassi che a partire da agosto si sono abbassati rendendo competitivo il passaggio ad altre banche”.

Si parlava tempo fa dell’esaurimento della domanda di surroghe ma a quanto pare non è così. Surrogare conviene ancora? “In effetti la dinamica è sorprendente, – replica Liuti, – perché il numero fisiologico di surroghe da contratti precedenti era praticamente esaurito da tempo; quello che sta succedendo probabilmente sui mutui più giovani è un passaggio di tasso da variabile a fisso, oppure una rottamazione anche dopo poco tempo per sfruttare spread bancari più vantaggiosi”.

A sostegno del dato relativo all’andamento delle richieste di mutui e surroghe, dall’ultima rilevazione del Barometro CRIF emerge anche il dato relativo all’importo medio richiesto, che nel mese di ottobre si è attestato a 133.600 Euro, con un incremento del +4,2% rispetto al corrispondente mese del 2018. In termini assoluti si tratta del valore più elevato fatto registrare negli ultimi 7 anni dopo il picco del giugno 2012, quando la media dei mutui richiesti era risultata pari a 133.074 Euro.

Il mutuo ha quindi sempre più spazio nella vita degli italiani?“Direi di sì. La particolarità del momento è che, mentre in precedenza la quota di mutui in sofferenza era più importante, oggi, anche alla luce della ripresa del numero di compravendite (se non dei prezzi) la quota di acquisti di casa sostenuta da un mutuo è cresciuta a circa il 60%, mentre in momenti di maggiore crisi non superava il 40%. L’altro aspetto che conferma ciò è legato al valore molto alto dell’importo medio richiesto, il maggiore degli ultimi sette anni. Occorre risalire al 2012 per trovare livelli simili; la spiegazione può essere che il costo del denaro oggi è competitivo, le banche sono maggiormente disposte ad innalzare il loan to value. La tendenza è quella di privilegiare durate lunghe, oltre i 20 anni. Famiglie e consumatori tendono ad indebitarsi maggiormente grazie al costo della rata mensile che è davvero bassa grazie all’attuale situazione dei tassi”.

Cosa si può prevedere per il mercato dei mutui in futuro?”Siamo attendisti: fino alla scorsa rilevazione pensavamo che il rialzo delle surroghe fosse un semplice rimbalzo tecnico, oggi aspettiamo un maggiore consolidamento. Si tratta infatti di un trend che va avanti da pochi mesi ma la variazione è consistente quindi pensiamo alla possibilità di un consolidamento robusto del trend”.

Mutuo a tasso fisso o a tasso variabile? Ecco le migliori offerte

I tassi di interesse calano e per gli italiani scegliere un mutuo diventa sempre più conveniente. Ecco cosa rileva MutuOnline nel suo osservatorio di settembre.

A settembre, l’Euribor ha fatto segnare nuovi minimi raggiungendo il -0,42% a 1 mese e il -0,45% a 3 mesi. Ciò nonostante, secondo quanto rilevato dall’Osservatorio Mutui di MutuiOnline, il mutuo a tasso fisso (legato all’Eurirs, anch’esso in calo nell’ultimo anno, ma leggermente in salita nell’ultimo mese di rilevazione) rimane la scelta preferita delle famiglie italiane. Che, grazie al minor peso degli interessi, oggi chiedono un importo finanziabile più alto.

Mutui a tasso fisso, le migliori offerte

Nell’ultimo anno, complice la politica monetaria ultra-espansiva della Banca centrale europea, i tassi medi di mercato sono scesi sensibilmente, raggiungendo valori medi pari a 1,62% per il fisso e allo 0,87% per il variabile. Ma è tra agosto e settembre che alle famiglie italiane si sono presentate le migliori occasioni. Soprattutto per quanto riguarda il tasso fisso, che ha raggiunto ad agosto il minimo storico a 1,17% (a gennaio era all’1,94%), per poi risalire leggermente all’1,27% il mese successivo (il variabile, invece, è oscillato poco durante l’anno, per attestarsi a settembre allo 0,86%). Così, oggi si può chiedere un mutuo di 100mila per acquistare una casa che ne vale 200mila e pagare a 10 anni un Taeg fisso dello 0,82% per una rata mensile di 855 euro. Interesse che sale fino allo 0,98% (per una rata di 313 euro al mese) se si estende la durata del finanziamento a 30 anni. Utilizzando gli stessi parametri per un mutuo a tasso variabile, invece, a 10 anni si pagherebbe un Taeg dello 0,50% (841 euro di rata mensile) e a 30 anni dello 0,62% (291 euro di rata mensile).

Ecco quali sono le migliori offerte di mutuo secondo MutuiOnline (rilevazioni al 2 ottobre):

Mutui, crescono le erogazioni medie

Il basso costo del finanziamento permette di richiedere importi più elevati a parità di rata, evitando così di indebitarsi maggiormente. In particolare, l’importo medio richiesto per il mutuo è schizzato a 143.153 euro, contro i 131mila di fine 2018 e i 125mila di inizio 2015 (allora i tassi fissi e variabili viaggiavano rispettivamente intorno al 3,5% e al 2%). Anche l’erogato medio è salito: 128.256 euro quest’anno, contro i 127.787 del 2018 e i 116.429 di cinque anni fa.

A conferma della tendenza, le richieste di mutui per la classe di importo compresa tra i 100mila e 150mila rappresentano quest’anno il 33,5% del totale, contro il 31,8% dello scorso anno. In crescita anche la quota di mercato delle classi 150mila-200mila (17,6% rispetto al 15,6% del 2018) e oltre 200mila (12,1% contro il 10,2%). Calano, invece, le fasce 50mila-100mila (31,9% contro il 36%) e meno di 50mila (4,9% contro il 6,4%).

Decreto crescita 2019, chiedere un mutuo col Fondo Garanzia Prima Casa

Anche per il 2019 è possibile chiedere un mutuo prima casa anche fino al 100% del valore grazie al fondo di garanzia Consap. Vediamo come funziona la nuova iniziativa, rifinanziata dal Decreto Crescita 2019.

Come funziona il fondo Consap 2019
Il fondo di garanzia prima casa è uno strumento utile per i cittadini che debbano acquistare la prima casa senza però avere la liquidità necessaria per farlo. A questo scopo lo Stato ha attivato il Fondo Consap (inizialmente dedicato solo ai giovani) fin dal 2013, raccogliendo migliaia di richieste e aggiustando l’offerta col passare degli anni.

Nel 2019 il Fondo di Garanzia non è più specificamente dedicato agli under 35 ma in genere all’acquisto di un immobile, anche dal costruttore, da adibire ad abitazione principale, purchè non si tratti si una abitazione di lusso.

Non solo, il Fondo di garanzia è volto anche alla richiesta di mutui per la ristrutturazione dell’abitazione principale e per l’efficientamento energetico (interventi per cui sono attivi anche i relativi Bonus governativi). Il Fondo si fa carico di garantire il 50% del capitale da rimborsare con il mutuo, soccorrendo così i mutuatari nell’eventualità di una temporanea difficoltà a rimborsare le rate. Gli istituti erogatori si impegnano quindi a non richiedere ulteriori garanzie oltre a quella fornita dallo Stato.

Con a disposizione circa 650 milioni di euro, si stima che il Fondo di Garanzia Consap potrà garantire mutui per circa 20 miliardi di euro.

Fondo di garanzia prima casa, i tassi agevolati
Il Fondo di garanzia prima casa Consap prevede l’applicazione di tassi agevolati a coppie di cui almeno uno dei due sia under 35, famiglie monogenitoriali, giovani under 35 con contratto di lavoro atipico e conduttori di alloggi di ediliza popolare; condizioni che non costituiscono più come in passato requisiti per l’accesso esclusivo al fondo, ma possono essere fatte valere appunto come priorità per avere accesso ai tassi calmierati.

I requisiti per il Fondo di garanzia prima casa
Per richiedere il fondo di garanzia prima casa occorre innanzitutto non essere proprietari di alcun immobile ad uso abitativo alla data della presentazione della domanda, a meno che non si tratti di immobili acquisiti in eredità anche condivisa con altri parenti, o che l’immobile eventualmente posseduto sia ceduto a terzi in usufrutto a titolo gratuito a genitori o fratelli.

Il Fondo di Garanzia sui mutui prima casa, come detto, garantisce il 50% del capitale erogato con il finanziamento, per un valore capitale massimo di 250 mila euro da utilizzare per l’acquisto o la ristrutturazione di una casa non di lusso.

L’immobile in questione deve essere ubicato in Italia e non deve rientrare nelle categorie catastali A1 (abitazioni signorili), A8 (ville) e A9 (castelli, palazzi) o avere le caratteristiche di lusso indicate nel decreto del Ministero dei lavori pubblici in data 2 agosto 1969, n.1072.

L’erogazione del mutuo per cui richiedere l’accesso al Fondo di Garanzia prima casa Consap 2019 deve avvenire presso una delle banche aderenti all’iniziativa, che abbiano firmato il Protocollo di intesa dell’8 ottobre 2014 con Ministero dell’economia e delle finanze e Abi.

Fondo di garanzia prima casa, come richiederlo
E’ disponibile sul sito Consap o presso le banche aderenti un modulo apposito da compilare con la richiesta di accesso al Fondo di garanzia prima casa. Il modulo, completo di documento di identità, attestazione Isee ed eventuale altra documentazione richiesta, va consegnato poi alla banca con la quale si è stipulato il mutuo, purchè sia aderente all’iniziativa, la quale si occuperà di inoltrare la richiesta a Consap. Il modulo prevede tre modalità: acquisto, acquisto con ristrutturazione ed efficientamento energetico (nota bene, la ristrutturazione da sola non è prevista), acquisto con accollo da frazionamento (da costruttore). Nel modulo andranno indicati e documentati tutti i requisiti necessari all’accesso al Fondo di Garanzia.

Le tempistiche
Dal momento dell’invio della domanda completa di documentazione Consap ha tempo 20 giorni per comunicarne l’esito al mutuatario. In caso non ci siano risposte disponibili, il gestore comunicherà all’istituto finanziatore tale esito entro i successivi cinque giorni. In caso di accettazione, la priorità delle domande è stabilita dalla progressione dei numeri di protocollo. In ogni caso entro 30 giorni lavorativi dall’accettazione della domanda e dall’accesso al fondo si avrà l’erogazione del mutuo e la partenza della garanzia statale. In ogni caso la banca erogatrice decide se accettare o meno la richiesta di utilizzo del Fondo di Garanzia a propria discrezione.

Fondo di garanzia prima casa per mutuo 100%
Tramite il Fondo di Garanzia prima casa si può richiedere anche una garanzia per un mutuo al 100%, ovvero che copra la totalità del valore dell’immobile. Una soluzione adatta a chi debba acquistare casa in giovane età e senza la stabilità lavorativa spesso richiesta tra le garanzie per la banca erogatrice.

In questo caso il mutuo può durare fino a 30 anni, e può essere garantito, come di consueto, per il 50% del Fondo Prima Casa Consap per un capitale erogato non superiore ai 250 mila euro da spendere per l’acquisto di una casa non accatastata come di lusso. Anche in questo caso la priorità è concessa a giovani coppie, famiglie genitoriali, lavoratori atipici.

Le banche aderenti
Sono diverse le banche aderenti al fondo di Garanzia prima casa, il cui elenco si può trovare sulla pagina dedicata del sito Consap. Tra queste: Unicredit, Monte dei Paschi di Siena, Intesa San Paolo, CheBanca!, BNL e Cariparma.

Mutui, quanto si risparmia con i tassi bassi?

I tassi dei mutui continuano la loro inarrestabile discesa. Ma quanto si risparmia con i tassi bassi?

Nonostante la richiesta di mutui stia registrando una frenata, i tassi bassi attuali sono forieri di buone notizie per chi si trovi a stipulare oggi un mutuo, rispetto a quanto accadeva qualche anno fa. A giugno si sono registrati infatti alcuni piacevoli record, dal punto di vista della rata per l’acquisto della casa. Ecco quali.

Mutui a tasso fisso, Eurirs ai minimi

I mutui a tasso fisso in Italia (durate 20 e 30 anni) hanno registrato il minor costo di sempre, con un tasso dell’1,68%. Questo perché è sceso a nuovi record minimi anche l’indice Eurirs, su cui i mutui tasso fisso sono parametrati (l’Irs a 20 anni segnava, ad esempio, uno 0,65% il 25 giugno 2019).

Mutui a tasso variabile, minimi assoluti

A picco anche i tassi dei mutui a tasso variabile, grazie all’Euribor a sua volta sottoterra da diverso tempo. L’indice di riferimento per i mutui a tasso variabile con scadenza un mese, infatti, segnava il -0,39% il 25 giugno 2019), minimo assoluto.

Bce, ulteriore taglio in vista per i tassi sui depositi

Tutto ciò, unito all’aspettativa di un ulteriore taglio dei tassi sui depositi Bce, porterà le rate dei mutui a scendere ulteriormente da un livello che già si credeva talmente basso da poter solo risalire.

Spread bancari convenienti sui mutui

In questo scenario le banche non stanno contrastando il movimento al ribasso dei tassi “arrotondandoli” con i propri spread, ma stanno aggiungendo tassi a loro volta molto favorevoli, con Tan (tassi annuali nominali) che raggiungono al massimo l’1,3% per i mutui ventennali e restano sotto il 2% per le scadenze a trent’anni per il fisso e sotto al 2% per il variabile.

Tassi bassi sui mutui, un risparmio da 300 euro l’anno

In generale da inizio anno i tassi dei mutui hanno segnato un calo di 30 punti base, con un risparmio di circa 25 euro al mese e 300 euro l’anno se si considera un finanziamento da 130 mila euro a vent’anni.

Mutui: nel I Semestre cresce l’importo medio richiesto

Quanto chiedono in media le famiglie italiane per il mutuo? A che età si compra casa?

Il Barometro CRIF ha analizzato le richieste di nuovi mutui e surroghe nel primo semestre del 2017 e i dati dell’indagine mostrano un trend ancora in crescita per gli importi richiesti dalle famiglie italiane per i mutui. L’importo medio ha raggiunto quota 125.000 euro, un aumento del 2,00% rispetto al giugno del 2016.

Per quanto riguarda l’importo medio richiesto, i segnali registrati sono incoraggianti: l’analisi del Barometro CRIF ha evidenziato che nel mese di giugno appena concluso il valore medio richiesto è stato di 127.000 Euro. Questo dato è decisamente superiore a quello registrato nel giugno 2016, quando era risultato pari a 123.000 euro.

Il numero delle richieste di mutui e surroghe è diminuito del 5,7%, un dato che si confronta però con un primo semestre 2016 che aveva riportato picchi di volumi; in particolare nel mese di giugno 2017 si è registrato un -7,8% di mutui richiesti, probabilmente a causa del rallentamento delle surroghe in atto da inizio anno.

Aumenta la durata dei mutui.

A fronte di una richiesta mutuo, la durata media è compresa tra i 16 e i 20 anni, scelta dal 24,2% di chi ha compilato un’istruttoria.
A crescere, però, sono le richieste con piani di rimborso che vanno oltre i 20 anni, le quali aumentano del 2%. Questo dato va letto nell’ottica di una maggiore incidenza delle richieste di nuovi mutui rispetto alle surroghe (che per loro natura hanno una durata inferiore). Un segnale, inoltre, della necessità di chi chiede il finanziamento di adottare una soluzione che incida il meno possibile sul bilancio familiare.

Si compra casa tra i 35 e i 44 anni, ma aumentano gli over 45.

La rilevazione del CRIF si sofferma anche sull’età media del mutuatario: si conferma la predominanza della fascia compresa tra i 35 e i 44 anni, con una quota pari al 35,5% del totale. Le richieste di mutuo degli under 44 sono diminuite dello 0,6% rispetto al dato di giugno 2016; un calo bilanciato dal +0,5% registrato nella fascia di età tra i 45 e i 54.

Per Simone Capecchi, Executive Director di CRIF: “La diminuzione del livello rischio di credito ed il perdurare di condizioni ancora estremamente espansive della politica monetaria, sono fattori che aiuteranno lo sviluppo degli impieghi e dei mutui immobiliari.
Le aziende di credito hanno assistito ad un ottimo semestre per il segmento immobiliare nel nostro Paese, con transazioni e forte interesse da parte degli investitori esteri. Raccomandiamo quindi di sfruttare questa favorevole fase espansiva del mercato, interpretando al meglio anche le nuove tecnologie “digital” con cui sviluppare proposte commerciali integrate per l’acquisto casa con un modello open bank”

E’ possibile avere un mutuo al 100 per cento del valore della casa?

Non troppo spesso si dice, ancor più raramente si fa. Non sono molti gli istituti di credito che concedono finanziamenti pari al 100% del valore di un immobile. L’estrema facilità con la quale, in epoca pre-crisi, negli Stati Uniti si elargiva un ammontare anche superiore a quello al quale erano stimate le case non ha mai davvero attecchito nelle condotte più prudenti delle banche nostrane.

Eppure è stato nell’ottobre 2014, quindi quando la fase più acuta della “tempesta perfetta” si era già abbattuta sul sistema finanziario che il mutuo 100% ha fatto la sua comparsa in Italia come prodotto specifico. Prima esisteva già con una sorta di “aggiramento” delle norme: la copertura integrale si otteneva, infatti, sovrastimando il valore dell’immobile che ne era oggetto.

La legge, in effetti, prevederebbe che il finanziamento erogato per l’acquisto di una prima casa non superi l’80% del valore del bene posto a garanzia. Per elevare tale percentuale occorre fornire garanzie aggiuntive, normalmente sotto forma di polizza fidejussoria. Vale a dire che ci deve essere un garante, che con la propria firma rafforzi la “solvibilità” del debitore.

Mutui al 100 per cento 2017
Una richiesta spesso avanzata da chi gestisce i dossier anche in caso ci siano in ballo percentuali inferiore nella concessione del mutuo, specialmente a fronte di redditi futuri non sicuri al 100% e non sufficientemente elevati. Ma, in questo caso, c’è un prerequisito che in altri casi non è richiesto: per l’accensione di tale tipo di mutuo è “consigliabile” essere dotati di doppio reddito familiare, preferibilmente derivante da contratto a tempo indeterminato. Per quanto, se di stipula successiva all’entrata in vigore del jobs act, anch’esso non dà proprio “sicurezza eterna”.

Mutui al 100 Intesa San Paolo
Mutuo Domus di Intesa Sanpaolo, uno dei pochi strumenti a mettere nero su bianco la possibilità di arrivare a un’erogazione pari al 100% del valore della perizia, è offerto anche a chi è “a tempo determinato da più di 6 mesi, con almeno 4 mesi di validità residua dopo la stipula del mutuo e aver lavorato continuativamente negli ultimi 18 mesi”.

Almeno sulla carta. Che, poi, si arrivi davvero a concedere l’intera cifra non è scontato. In assenza di statistiche specifiche, a dire che oggi un mutuo 100% appartiene più al mondo delle utopie che a quello del reale è Giuseppe Mermati, esperto di banche e finanza dell’Unione nazionale consumatori. “I nostri rapporti con l’Abi – dice – sono quasi quotidiani. Mi sento di escludere che i grossi istituti offrano finanziamenti che coprono l’intero importo dell’acquisto”.

Mutui al 100 per cento banche
Di fronte alle difficoltà a incassare che generano le enormi sofferenze nelle quali è impelagato il sistema bancario italiano “c’è una grande prudenza. Può capitare che qualche piccola cassa di risparmio, su base personale, decida di concedere finanziamenti così, ma di regola ciò non avviene”. Per Mermati “più facile trovare qualche finanziaria che offra prestiti al 100%, ma in quei casi è bene stare molto attenti alle possibili condizioni capestro inserite nel contratto”. Anche perché “diciamoci la verità, soldi in giro ce ne sono. Ma ad avere più liquidità e la necessità di reinvestirla, spesso sono coloro che realizzano proventi illeciti”.

Mutuo 100 per cento Unicredit
Il target dei mutui al 100% sono giovani, la stessa informativa di Intesa Sanpaolo riferisce che per fare una richiesta del genere occorre avere meno di 35 anni. Bisogna averne meno di 40 per accedere a Muto Valore Italia Giovani di Unicredit.

Si tratta normalmente di soggetti per lo più dotati di inferiore capacità negoziale. D’altra parte perché chiedere la cifra intera per comprare casa se non perché non si ha disponibilità alcuna per fornire un anticipo? Una risposta “alternativa” potrebbe essere il livello così basso dei costi dei mutui che possa far ritenere possibile investire in qualcosa di più redditizio degli interessi pagati sul prestito ottenuto ciò che si ha da parte.

Ma, in caso di mutuo al 100%, non si deve pensare che si possano ottenere gli stessi spread destinati a chi chiede l’80 o addirittura il 50 per cento della somma. Laddove, almeno sulla carta, si può accedere al mutuo per l’integrale spesa per l’acquisto, il differenziale si alza tra lo 0,50 e l’1 per cento rispetto ai tassi offerti per finanziamenti più contenuti.

Mutui, è arrivata la fine dei tassi fissi “super vantaggiosi”?

Chi vuol chiedere un mutuo per comprare casa deve affrettarsi. Sembra infatti che stia volgendo al termine il tempo dei tassi fissi ai minimi storici. Gli indici di riferimento, già in rapida ascesa da settembre 2016, hanno infatti portato a una sensibile revisione a gennaio 2017 dei tassi di offerta sui mutui a tasso fisso.

Secondo la consueta bussola di Crif e Mutuisupermarket per una operazione di mutuo di 140.000 euro, durata 20 anni, valore immobile 220.000 euro, i migliori tassi finiti per i mutui a tasso fisso si posizionano infatti a gennaio 2017 attorno all’1,70%contro un omologo 1,55% dello scorso ottobre 2016. E tale aumento non assorbe ancora completamente l’aumento registrato degli indici IRS che, per la durata 20 anni, sono aumentati nel periodo ottobre 2016 – gennaio 2017 di ben 40 punti base(dallo 0,90% medio di ottobre all’1,30% odierno).

bussola crif

bussola crif

Le condizioni restano comunque ancora estremamente favorevoli per privati e famiglie che intendono sottoscrivere un nuovo finanziamento per l’acquisto della propria casa o per la surroga del proprio mutuo in essere. Ma, al contempo, si registrano chiaramente i primi segnali di revisione al rialzo delle offerte di mutui da parte del sistema creditizio, dopo 12 mesi di contrazioni ininterrotte.

La componente surroga sul totale delle nuove erogazioni

A livello di nuove erogazioni di mutuo attraverso il canale online, la finalità surroga continua a rappresentare circa il 56% del totale delle erogazioni anche nel quarto trimestre 2016, dopo essere arrivata a spiegare anche il 65% del totale erogati nel terzo trimestre 2015. Sul canale tradizionale, invece, il peso delle surroghe si è attestato intorno al 25%, in progressiva contrazione dopo il picco degli anni precedenti.

Sui prossimi trimestri si attende una ulteriore riduzione del peso della componente surroga, da ricondursi da un lato alla continua riduzione del bacino di potenziali mutuatari interessati a rottamare il mutuo, dall’altro al progressivo aumento dei tassi IRS iniziato a settembre 2016 e quindi dei tassi finiti per i mutui di surroga a tasso fisso, mutui che oggi sull’online spiegano la gran parte delle nuove operazioni di surroga.

Bussola Crif

Bussola Crif

 

Importi richiesti ed erogati dei nuovi mutui

Dopo trimestri caratterizzati da un atteggiamento di cautela da parte dei nuovi mutuatari, tornano a crescere gli importi medi richiesti dei nuovi mutui: se nel quarto trimestre 2015 l’importo medio si assestava attorno ai 119.500 euro, nel quarto trimestre 2016 l’importo medio cresce e raggiunge i 124.851 euro.

Parallelamente si registra un leggero aumento anche degli importi medi dei mutui erogati, che passano dai 111.000 euro del primo trimestre 2016 ai quasi 114.000 euro del quarto trimestre.

Il tasso fisso è ancora il più richiesto

Lato preferenze dei nuovi mutuatari a riguardo della tipologia di tasso, nel quarto trimestre 2016 il peso del tasso fisso sul canale online spiega circa il 56% del totale delle richieste contro un 37% registrato nel terzo trimestre del 2015. A livello di sistema, le rilevazioni relative ai primi 9 mesi del 2016 evidenziano una incidenza del tasso fisso pari al 61% del totale dei mutui erogati.

Complice di tale aumento nel quarto trimestre 2016 risultano essere tassi finiti per i mutui a tasso fisso stabili e ancora prossimi ai minimi storici, nonostante indici di riferimento IRS in forte aumento da settembre 2016 (+0,40% nel periodo settembre 2016 – gennaio 2017) e il peso delle nuove richieste di mutuo con finalità surroga, che sul canale online risultano essere nel 77% dei casi a tasso fisso.

Lato mercato immobiliare, nel quarto trimestre 2016 si registra una ulteriore riduzione dei prezzi al mq degli immobili residenziali forniti in garanzia al mutuopari a -3,3%.

Analizzando le diverse tipologie di immobili residenziali, nel quarto trimestre 2016 il prezzo/mq per gli immobili usati registra una contrazione superiore, pari al -7,1%,mentre il prezzo/mq dei nuovi immobili subisce una riduzione del -2,0%.

Approfondendo il trend dei prezzi/mq sul quarto trimestre 2016 a livello geografico, la contrazione maggiore si registra nel centro Italia con un -5,9% rispetto al quarto trimestre 2015, mentre nel nord est e nord ovest si registra rispettivamente un -2,5% e -2,6% e nel sud e isole un -2,9%.

Osservando i 12 mesi del 2016, il prezzo/mq degli immobili oggetto di garanzia di mutuo ipotecario risulta diminuire quindi del -3,3% rispetto al 2015, facendo registrare sul periodo 2010/2016 una riduzione media dei prezzi/mq degli immobili pari a ben il -19,0%.

Un mercato ancora estremamente favorevole

“Nonostante i tassi inizino a segnare una lenta tendenza al rialzo, il contesto di mercato rimane estremamente favorevole alla sottoscrizione di nuovi finanziamenti casa, con offerte mutuo sempre molto competitive e banche che continuano a investire sul prodotto con politiche commerciali aggressive – commenta Stefano Rossini, Amministratore e Fondatore di MutuiSupermarket.it. La domanda di nuovi mutui chiude infatti l’anno 2016 in accelerazione con un +21% su dicembre e un + 13% a livello annuo. 

“Non è detto però che tali condizioni per certi versi ottimali siano destinate a rimanere invariate anche sui prossimi mesi. In questo senso, sarà necessario monitorare l’evolversi dei tassi di offerta sui mutui e dei prezzi immobiliari per verificare la sostenibilità della crescita della domanda registrata negli ultimi mesi e quindi le prospettive di sviluppo del mercato mutui sull’anno appena iniziato.”

Rischiosità dei mutui a livello più basso

Un fenomeno interessante che ha caratterizzato tutto il 2016 è stato sicuramente il lento ma progressivo calo del tasso di default dei mutui immobiliaridichiara Stefano Magnolfi, Direttore Real Estate Services di CRIF –. A settembre 2016 la rischiosità dei mutui ha infatti raggiunto l’1,4%, il livello più basso osservato negli ultimi 4 anni. Questo andamento, che ha caratterizzato non solo i mutui ma tutto il comparto del credito alle famiglie (prestiti finalizzati e personali), può essere spiegato da molteplici fattori.

“In buona parte a contribuire alla riduzione della rischiosità del credito sono state le banche stesse, che hanno iniziato ad adottare politiche di selezione più attente nel tentativo di evitare ulteriori crediti deteriorati in futuro. Inoltre, hanno di certo contribuito anche il livello dei tassi di interesse, che si sono mantenuti bassi per tutto il periodo di osservazione, l’aumento tendenziale del reddito pro-capite e la possibilità di rinegoziare le condizioni del prestito, che ha agevolato le famiglie a rendere più sostenibile il proprio debito

Dl salva banche, emendamento per vietare l’attività di intermediazione immobiliare

Crescono le adesioni all’emendamento presentato dal senatore Vincenzo Gibiino, presidente dell’Osservatorio parlamentare del mercato immobiliare, al dl salva banche per proibire agli istituti di credito di esercitare l’attività di intermediazione immobiliare. L’appello a tutte le forze politiche era giunto dalla Fiaip, da tempo impegnata nella lotta contro la concorrenza delle banche.

“Se le banche godono  di aiuti di Stato, devono continuare a fare le banche e non possono mettersi a fare le agenzie immobiliari“, aveva sottolineato Paolo Righi, Presidente Nazionale Fiaip. “Oggi è necessario rafforzare la totale separazione tra il settore del credito e quello immobiliare, anche a fronte del circuito dell’ “erogazione del credito – patto marciano – agenzie immobiliari” e dell’aumento del potere di pressione sui consumatori in ragione dei nuovi vantaggi economici che hanno gli stessi istituti di credito”.

Dopo l’appello della Fiap, il Presidente dell’Osservatorio Parlamentare del Mercato immobiliare, Vincenzo Gibiino e il senatore Antonio D’ali, hanno presentato un emendamento al decreto, ora al vaglio del Senato. A questo si sono aggiunte le adesioni di altri senatori e senatrici.

La proposta della Fiaip é mutuata dall’Omnibus Appropriations Act, firmato nel 2009  dall’ex Presidente Usa Barack Obama che proibisce in modo permanente alle banche di entrare nel settore dell’intermediazione immobiliare per evitare concentrazioni anticoncorrenziali a scapito dei consumatori e per evitare rischi di conflitto di interesse nelle decisioni sui prestiti bancari .